Ultimi miei interventi sul blog

Pieno sostegno al processo unilaterale d’indipendenza catalano

Il Consiglio regionale del Veneto, grazie alla risoluzione presentata da Antonio Guadagnini (SiamoVeneto), da la propria piena ed incondizionata solidarietà ed il proprio sostegno alle recenti azioni del Parlamento catalano, del Presidente della Catalogna Carles […]

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Guadagnini (SiamoVeneto): “La commissione consiliare approvi subito la mia proposta per tutelare la lingua veneta”.

“La preziosa, significativa testimonianza della direttrice dell’ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame, secondo la quale ‘la lingua veneta è un valore aggiunto’ e ‘studiare una lingua minoritaria nelle scuole non può essere altro che un elemento […]

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Indipendenza di Hong Kong: rimossi i due leader indipendentisti

É di poche ore fa la notizia che i due giovani di Hong Kong Yau Wai-ching e Baggio “Sixtus” Leung sono stati rimossi dal loro seggio del LegCo, il parlamento della cittá. I due sono […]

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Biografia

La politica è l’attività attraverso la quale una comunità costruisce la propria casa comune. Ogni decisione politica ha ricadute pesantissime su tutti noi. Ha senso delegarla a gente che non ci piace?
Io credo di no, per questo dedico parte del mio tempo alla politica… e non me ne vergogno per niente… anzi, se proprio devo dirla tutta, ne vado fiero…

Antonio Guadagnini

Antonio Guadagnini

è nato a Bassano del Grappa, si è laureato in economia e in filosofia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è sempre interessato di filosofia della politica, di temi economici e istituzionali, ai quali ha dedicato le sue tesi di laurea e studi successivi.

È impegnato da diversi anni nella politica attiva. È stato vice-sindaco del comune di Crespano del Grappa. L’esperienza amministrativa gli è servita per conoscere nel dettaglio la macchina burocratica dello stato italiano.
Ha elaborato una proposta di legge che prevedeva di assegnare ai comuni una compartecipazione al gettito irpef pari al 20%. Per sostenere tale proposta, che è stata sottoscritta da più di 400 amministrazioni comunali venete, si è costituito un movimento di sindaci, da lui stesso coordinato.

Oggi, dopo essersi reso conto dell’impraticabilità del percorso di riforma del sistema pubblico italiano, si batte per far si che i Veneti possano esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione.

Pubblicazioni

Questo libro parla del nostro diritto ad autogovernarci, parla del diritto di qualsiasi popolo ad autogovernarsi. Un diritto che non può negare nessun uomo e nessuna costituzione: si tratta di un diritto che un popolo, quando è maturo a sufficienza per esercitarlo, semplicemente esercita.
Qui trovi la presentazione. Se ti interessa averlo inviaci un messaggio compilando il modulo
in fondo a questa pagina.

Antonio Guadagnini

Io posso decidere

Lo scritto vuole rispondere alle seguenti domande:
– in che misura una comunità di persone può esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione?
– Esistono delle condizioni, e se si quali, da rispettare per esercitare tale diritto?
– Esistono limiti all’esercizio di tale diritto?
Per rispondere a tali domande si è deciso di adottare il seguente percorso:
in prima battuta, vogliamo capire cosa si intende per popolo, cioè cerchiamo di definire il ‘soggetto agente’. In effetti molti fraintendimenti nascono proprio a questo livello. Si pensa, infatti, che il diritto di autodeterminarsi spetti ai popoli e non agli individui. Si pensa poi, che il termine popolo abbia una sola accezione quella etnica; date tali premesse si conclude che solo i popoli etnicamente determinati possano ‘autodeterminarsi’. Come se la storia, la lingua, la cultura di una comunità fossero elementi necessari e sufficienti a far nascere una soggettività collettiva, in grado di sostituirsi alle persone che la compongono. Questo è un errore.

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Un Veneto possibile.

Molto spesso mi chiedono: come sarà il Veneto una volta raggiunta l’indipendenza?
Qui dico come la penso io: un Veneto snello, veloce, sicuro; un Veneto con poca burocrazia e tanta democrazia; un Veneto che metta al posto che gli compete ogni Veneto, cioè ognuno di noi.

Sulle grandi questioni di interesse generale, la Repubblica ha l’obbligo di conformarsi alla volontà dei propri cittadini, i quali devono essere interpellati attraverso l’istituto referendario (adesione alla UE, scelta e gestione della moneta nazionale, adesione alla Nato, ecc
Ogni livello di governo si finanzia con imposte e tasse proprie.
Esse vengono assegnate – secondo competenza – a comuni e cantoni. Allo stato rimangono le funzioni residuali che, comunque, devono essere approvate dai cittadini.
Quindi, deve essere chiaro quale sia la fonte di finanziamento per ognuno dei servizi erogati dagli enti amministrativi (in modo che sia possibile, per il cittadino, sapere quale sia il costo del servizio): “PAGO-VEDO-VOTO”.
Allora, da un lato, l’ente pubblico è libero di decidere se fornire il servizio e farselo pagare dal cittadino, oppure privatizzare; dall’altro, il cittadino è libero di scegliere il comune o il cantone che si confà meglio alle proprie esigenze. Comuni e cantoni hanno il pieno controllo della propria leva fiscale, in modo da potersi mettere in competizione tra loro:

  • allo stato è assegnato il gettito iva (con aliquote diverse: 5% per i beni essenziali e 10% per i beni non essenziali; e altre imposte indirette da definire sulla base delle esigenze di finanziamento dei servizi di competenza)
  • ai cantoni viene assegnata l’imposta sui redditi. Per il pagamento delle imposte dirette si usa il principio della progressività (tetto del 10% per redditi fino a 50000€; tetto del 20% per redditi superiori).
  • ai comuni vengono assegnate imposte sui servizi resi ai cittadini e la possibilità di usare addizionali sulle imposte dirette e/o di istituire tasse di scopo per finanziare le spese in conto capitale (ad esempio, la costruzione di opere pubbliche). Il servizio può prevedere la gestione associata e il pagamento a tariffa.

Questo sistema è in grado di raggiungere la massima efficienza (miglior rapporto possibile tra costo e qualità del servizio), proprio perché lascia all’ente pubblico la massima libertà nella scelta della pressione fiscale, ma mette gli stessi enti in competizione tra loro. In questo modo, i cittadini saranno spinti a scegliere la residenza nel comune o nel cantone che meglio risponde alle proprie esigenze.

I cittadini sono obbligati a contribuire ai fondi in ragione della loro capacità contributiva.
Le cliniche vengono gestite da fondazioni, che sono rappresentative della comunità di riferimento.
Gli ospedali vengono finanziati sulla base del rapporto tra i costi e la qualità del servizio erogato (come si misura la qualità? Accurato controllo di gestione, monitoraggio e incrocio delle prestazioni tra i vari ospedali, misura della soddisfazione del “cliente”).
Per ciò che attiene alle dimensioni e alle specializzazioni dei poli ospedalieri, si deve partire dalla situazione esistente, per poi razionalizzare. Anche in questo caso, si usa il sistema della competizione tra ospedali per raggiungere la massima efficienza del servizio. Anche in questo caso, c’è una correlazione diretta tra l’imposta pagata dal cittadino e il servizio erogato (so bene dove vanno a finire i miei soldi e come vengono usati: pago-vedo-voto.
Viene assegnato ad ogni studente un credito annuo pari al costo pro capite del servizio (tale costo viene determinato dall’ente pubblico che ha competenza in materia). Lo studente lo gira alla scuola scelta. Gli asili nido, le scuole materne, primarie e secondarie servono e vengono finanziate dai comuni; le scuole superiori i cantoni.
Alle scuole private sono riconosciute le stesse prerogative delle scuole pubbliche.
Per quanto riguarda le università, esse sono finanziate dal pubblico e dalle rette.
Sarebbe opportuno realizzare il grande polo universitario tra Padova, Verona e Venezia: ne uscirebbe un’università di livello mondiale.
È attraverso il lavoro che la persona diviene parte attiva nella comunità, provvede ai propri bisogni, difende la propria dignità.
Esso prevede contributi obbligatori pari al 10% dello stipendio, fino ai 25000 € all’anno e contributi aggiuntivi volontari. Non sono tassati né i soldi versati, né gli interessi maturati.
I contributi vengono versati a dei fondi pensione, i quali non possono svolgere altra attività se non quella previdenziale. Il controllo dei fondi pensione è svolto da enti governativi indipendenti. I fondi devono garantire massima trasparenza della propria gestione al lavoratore. Qualsiasi soggetto è libero di entrare nel mercato dei Fondi pensione. Il lavoratore può cambiare fondo in qualsiasi momento, al fine di garantire la loro massima efficenza. I contributi dei lavoratori sono assicurati contro il rischio di fallimento del fondo.
Si va in pensione con almeno l’80% dell’ultimo stipendio dopo 35 anni di lavoro.
È prevista un’assicurazione contro l’invalidità e la morte prematura, che costa circa il 3% dello stipendio.
Per le famiglie monoreddito è prevista la reversibilità per il coniuge.
È prevista una pensione minima garantita ai meno abbienti, finanziata con i tributi.
Tutti i ragazzi, che alla fine del ciclo di studi previsto, non abbiano trovato lavoro, vengono inseriti in percorsi di formazione in alternanza scuola lavoro (stesso orario degli occupati) con reddito minimo garantito di 700€ al mese, fino a quando non arrivi la prima offerta di occupazione, che deve essere accettata, pena la perdita del contributo.
Tutti i lavoratori che perdono il posto di lavoro, hanno diritto di essere inseriti in percorsi di riqualificazione con reddito minimo garantito (75% ultimo stipendio), fino a quando non arrivi la prima offerta di lavoro, che deve essere accettata pena la perdita del contributo.
La Repubblica considera l’impresa un motore di sviluppo e di benessere sociale. L’attività d’impresa deve essere quindi sostenuta e incentivata.
Il reddito prodotto dall’impresa e reinvestito non deve essere tassato. Gli investimenti in innovazione e sviluppo, se finanziati con ricorso all’indebitamento, devono prevedere forme di sostegno pubblico (anche attraverso agevolazioni fiscali).
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Cittadini Veneti (2014)
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PIL del Veneto (2009)
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