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Questo libro parla del nostro diritto ad autogovernarci, parla del diritto di qualsiasi popolo ad autogovernarsi. Un diritto che non può negare nessun uomo e nessuna costituzione: si tratta di un diritto che un popolo, quando è maturo a sufficienza per esercitarlo, semplicemente esercita.

Antonio Guadagnini

Io posso decidere

Lo scritto vuole rispondere alle seguenti domande:

  • in che misura una comunità di persone può esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione?
  • Esistono delle condizioni, e se si quali, da rispettare per esercitare tale diritto?
  • Esistono limiti all’esercizio di tale diritto?

Per rispondere a tali domande si è deciso di adottare il seguente percorso:
in prima battuta, vogliamo capire cosa si intende per popolo, cioè cerchiamo di definire il ‘soggetto agente’. In effetti molti fraintendimenti nascono proprio a questo livello. Si pensa, infatti, che il diritto di autodeterminarsi spetti ai popoli e non agli individui. Si pensa poi, che il termine popolo abbia una sola accezione quella etnica; date tali premesse si conclude che solo i popoli etnicamente determinati possano ‘autodeterminarsi’. Come se la storia, la lingua, la cultura di una comunità fossero elementi necessari e sufficienti a far nascere una soggettività collettiva, in grado di sostituirsi alle persone che la compongono. Questo è un errore.

Primo: non esiste la sola accezione etnica di popolo, ne esistono diverse, la più importante delle quali forse non è, e sicuramente non è stata per secoli, quella etnica. Come vedremo più avanti, i Latini non usavano nemmeno la parola populus per indicare l’etnia, ma usavano la parola natio (quanto avremmo ancora da imparare dalla lingua latina…). Con populus i latini intendevano il popolo in senso giuridico, istituzionale… Il concetto etnico di popolo ha preso il sopravvento solo in epoca romantica.

Secondo: un aggregato di soggetti non diventa esso stesso soggetto, se non per finzione giuridica. Ergo, l’aggregato non può essere titolare di diritti, essendo i diritti pertinenze strette degli individui. Quindi, il diritto di autodeterminarsi rimane sempre in capo alle persone, non può essere ceduto agli aggregati. L’aggregato esercita il diritto in nome e per conto delle persone che lo compongono.

Allora, un aggregato non può assorbire il diritto di autodeterminarsi delle persone, non può assorbirlo, e quindi non può limitarlo, negarlo ai singoli ecc.

Una volta stabilito questo, si passa ad analizzare la differenza tra ‘potere costituente’ e ‘potere costituito’. La distinzione è importante:
il potere costituente è la facoltà delle persone, aggregate in popolo, di determinare condizioni e forme della loro convivenza civile.

Il risultato di queste scelte viene compendiato in un documento che prende il nome di Costituzione. La Costituzione determina i limiti e le forme per l’esercizio del potere costituito. Essa non può quindi retroagire sul potere costituente, come un effetto non può retroagire sulla sua causa. La prima e più importante conseguenza di questo assunto è che la costituzione non può normare e/o fissare i limiti all’esercizio del potere costituente. I processi costituenti sono per loro natura spontanei, fattuali, non codificabili. Sarebbe una contraddizioni in termini ‘giurisdizionalizzare’ il potere costituente. Il potere costituente è ‘assiomatico’. Dell’assioma non si può, per definizione, dimostrarne la verità.

Il potere d’iniziativa, nell’esercizio del potere costituente è sempre in capo al popolo (inteso come insieme di persone, come specificato sopra).

Il terzo passo che faremo sarà quello di vedere come le persone possono esercitare il potere costituente.
In estrema sintesi, la tesi dello scritto è che non esistono limiti all’esercizio del potere costituente da parte degli individui. Una comunità di persone che vuole rendersi indipendente da un’organizzazione statuale, ha semplicemente il diritto di farlo.
L’unico limite esistente – che non dipende dal numero delle persone che costituisce la comunità – è la capacità della comunità stessa di costituirsi in stato indipendente.
In buona sostanza, esistono limiti ‘strutturali’ all’esercizio di questo diritto, non limiti politici, e meno che mai, giuridici.

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