Il mio manifesto per l’AUTOGOVERNO del VENETO

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Viviamo in epoca di grandi cambiamenti. Indotte da quella che è stata definita, a ragione, la rivoluzione digitale. I grandi mutamenti sociali sono sempre innescati dalle rivoluzioni tecnologiche; si pensi a quale è stato il ruolo della stampa nell’affermazione degli Stati nazionali sovrani. Oggi, l’impatto della rete sulle forme dell’organizzazione sociale è profondissimo.

L’innovazione tecnologica ha agito sull’economia, sulla finanza, sulla società in generale.

La politica ha il dovere di stare al passo, deve gestire questi grandi cambiamenti sociali, deve proporre soluzioni, è chiamata ad innovare gli strumenti organizzativi che essa usa, in quanto, quelli che hanno funzionato per secoli oggi non funzionano più.

Lo stato nazionale sovrano è una struttura ormai obsoleta, fondata su un sistema di potere pachidermico, pervasivo, costosissimo; ormai, vittima di consorterie, di gruppi di potere, di rendite di posizione che frustano le legittime aspirazioni dei suoi cittadini. Esso è figlio della sua epoca e mostra i segni del tempo.

Oltre ad essere uno strumento ormai superato, esso denuncia anche una grandissima resistenza a qualsiasi cambiamento. È un sistema accentrato e verticistico che rende del tutto marginali e ininfluenti le comunità locali, le quali sono invece gli attori principali della nuova società globale.

In estrema sintesi, lo stato nazionale subisce la concorrenza spietata di strutture organizzative molto più agili ed efficienti di esso.

Da decenni ormai le città, le aree metropolitane, i piccoli stati catalizzano ricchezza e popolazione. Nel 2030 metà della popolazione e i due terzi del pil mondiale si concentreranno in tali strutture politiche.

Lo stato italiano non è immune da tali criticità, anzi le sue difficoltà sono maggiori di quelle degli altri stati. Lo si nota dalla marcata arretratezza nella quale versa, aggravata da una assoluta resistenza a qualsiasi tentativo di riforma.

La dimostrazione più recente di ciò è la piega che ha preso la battaglia autonomista. 2400000 veneti hanno lanciato un segnale chiaro di insoddisfazione per come sono trattati dal sistema di potere politico e hanno mostrato una netta volontà di cambiamento. Segnali ai quali lo stato non sta dando risposte adeguate. E visto come si sta configurando la nuova comunità globale, non si tratta solo di decentrare alcune competenze amministrative, ma bisogna ripensare radicalmente tutta la struttura organizzativa statuale.

Bisogna partire da un dato inconfutabile e cioè che le aree metropolitane e le comunità locali sono il baricentro della nuova società globale.

La nostra regione sta pagando un prezzo particolarmente alto in questa situazione. In circa un ventennio il nostro sistema del credito è stato annientato (l’ultima vicenda delle due popolari è stata particolarmente dolorosa e politicamente molto significativa).

Subiamo un pesante ritardo sulla politica infrastrutturale. L’istruzione, le nostre università e più in generale tutto il sistema della ricerca non hanno le risorse delle quali avrebbero bisogno. I poli fieristici sono stati abbandonati a se stessi, così pure il sistema delle multiutility. E si potrebbe continuare a lungo.

Le forze politiche nazionali, purtroppo, denunciano una totale incapacità di ascolto delle esigenze locali. Si pone quindi l’esigenza di concepire nuove forme di rappresentanza politica più sensibili, attente e vicine alle esigenze dei territori, e più adeguate alle caratteristiche della nuova società globale.

L’idea, allora, è quella di diventare parte attiva in questo processo, per rendere efficace la tutela dei nostri interessi. L’obiettivo è di creare una rete civica regionale che sappia raccogliere la sfida che il nuovo contesto globale ci pone. Una rete di persone che sappia interpretare i cambiamenti in atto e sappia proporre soluzioni efficaci a favore dei cittadini e delle imprese del nostro territorio.

Questa sfida deve impegnare tutti quei soggetti che hanno a cuore il loro territorio e la loro comunità. Uomini liberi che non si fanno intimidire dalle difficoltà attuali e che hanno l’energia sufficiente per guidare il cambiamento.

Antonio Guadagnini
Consigliere Regionale

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